martedì 10 novembre 2015

Passeggiano in cerca di scorci

Anche in pieno autunno ci sono quei pomeriggi in cui non si può resistere alla tentazione di farsi un giro in centro città alla ricerca di un buon gelato. Se poi parliamo di questo novembre con temperature sopra i 20° meglio ancora. Poi pensi, ma portiamoci dietro la macchina fotografica, non si sa mai. Ed ecco che di imbatti su una serie di scorci illuminati da una luce veramente interessante.
L'angelo del castello di Udine

Il castello e la torre dei mori
I Colori dell'autunno
Scorci autunnali
Ci si prepara al Natale

Piazza S.Giacomo

martedì 8 settembre 2015

Di punto in Bianco 2015

Ebbene si, lo ammetto. Dopo aver considerato le edizioni precedenti come un evento "discutibile" se non addirittura da Fighetti™ quest'anno ho avuto l'occasione di partecipare alla manifestazione di punto in bianco. 
Via Aquileia
Di cosa sto parlando? Si tratta di una specie di flash mob, in cui si sa la data del evento che si terrà a Udine, ma non si sa in che luogo fino al giorno stesso. Allo scattare dell'ora X ci si ritrova in questo luogo per allestire un proprio pic-nic e gustare le pietanze da noi preparati. Bisogna seguire delle regole ben precise. Tovaglia e tovaglioli di stoffa, piatti di porcellana, bicchieri di vetro e via dicendo. Ma sopratutto bisogna essere vestiti completamente di bianco.
Fin qui può sembrare una palla completa, ma messi assieme un gruppo di buoni amici la cosa si è rivelata essere molto divertente e ci ha dato la scusa per passare una bella serata. 
Un po di stravaganza

La Dj che ha accompagnato la serata

Particolari
Poi non è vero che bisogna fare i perfettini...ci sono stati diverse postazioni preparate a livello della strada e tavolini bassi e un gruppo di presone che andava in giro in accappatoio modello SPA. Quest'anno poi è stata una edizione da record con più 5300 iscritti. Abbastanza per riempire via Aquileia che è una delle vie più lunghe e grandi del centro di Udine.
Ho detto vestiti strani?

Un ringraziamento Fiorella per l'organizzazione della serata e a Adriana, Francesca, Cinzia, Debora (e moroso), Laila, Grermano, Davide, Mario, Fabiano, Simone e Stefano per la splendida serata.

Sul balcone dello Zermula

Cosa c'è di meglio per sfuggire al caldo torrido di questo inizio settembre se non andare a fare una bella camminata sulle cime? Detto fatto, ed eccoci pronti per andare a visitare il monte Zermula che con i sui sentieri ci regala una suggestiva vista della Carnia.
Passo Cason di Lanza
Il nostro percorso ha inizio da passo cason di Lanza, che nel 2013 fu il traguardo di un gran premio della montagna del giro d'Italia.
Nonostante la strada per arrivarci non sia spettacolare, diciamo che 2 auto affiancate non ci passano, il parcheggio è molto affollato e anche sui sentirei si incrociano diverse persone, perlopiù attrezzate con caschetti e imbragature. Infatti su questo monte oltre che per il sentiero normale si può salire anche attraverso una ferrata. Noi preferiamo la via normale.
La giornata è a dir poco splendida e, per fortuna, siamo accompagnati da un vento rinfrescante. 
Sul sentiero si intravedono di già le trincee. Si anche il queste montagne la grande guerra ha lasciato indelebili traccie sul terreno, traccie che in alcuni casi la natura sta riassorbendo mentre le ferite sulla roccia rimarranno per i prossimi secoli come testimonianza della storia.

Paularo visto da forca di Lanza
Ma oltre le trincee si può ammirare una bella fetta della Carnia, e già si intravedono lo Zoncolan, Ravascletto e le altre località.
Il sentiero sul bordo del Zermula
Arrivati in cima al Zermula ci troviamo un insolito gruppo di persone. Solitamente siamo abituati a salite e camminate il luoghi poco frequentati e trovare a bivaccare una trentina di persone è stata una strana sensazione.  Essendo bene con la tabella di marcia ne approfittiamo per una sosta lunga con tanto di pennica in vetta e successiva insolazione sulle braccia e sul collo, ma ne è valsa la pena, non capita spesso di riuscire a riposare in luoghi cosi immersi nella natura.
Avendo lasciato una macchina al Cason dal Nelut scendiamo attraverso la mulattiera militare costruita prima della Guerra. Il lavoro per costruire questo sentiero è veramente impressionante. Interamente scavato sulla roccia e sul fianco della montagna.
Sulla cima del Zermula
Attraverso i varchi di fuoco
Sul sentiero si trovano anche delle gallerie scavate con ricavate delle "finestre" per le postazioni di artiglieria.
Il sentiero, nonostante in origine sia stato molto largo è, in alcuni punti, molto rovinato da piccole frane che lo hanno ricoperto o da piccoli cedimenti di terreno. Ma i muri di contenimento i piccoli ponti di pietra che sono li da cent'anni ci lasciano molto stupiti della loro conservazione.
Arrivati in casera non possiamo che regalarci un meritato riposo a base di fricco e altre delizie locali, anche se siamo arrivati troppo tardi per un gustoso piatto di polenta e funghi. Vabbè abbiamo  una scusa per tornaree a visitare questi luoghi paradisiaci e scoprire gli altri interessati itinerari.


Un ringraziamento a Franco Polo per averci guidato in questa camminata e a tutti i partecipanti per la compagnia. Un grazie a Katalin per il passaggio.

P.S. Da questo non ci sarà più la gallery in flash quindi cliccate sul link per vedere tutte le foto 

martedì 9 giugno 2015

Alla scoperta dell'isola di Krk (Veglia)

Uno dei lati più belli delle escursioni e senza dubbio quello di scoprire sempre nuovi luoghi, ma ogni tanto è anche bello cambiare il modo di raggiungere questi luoghi. In questo racconto vi porterò alla scoperta fotografica dell'isola di Krk (o isola di Veglia) anche via acqua o meglio con l'ausilio delle canoe, oltre che con le consuete camminate. Il tutto seguiti da delle ottime guide che si sono accordate per organizzare questo splendido ponte.
L'isola di Krk (in Croato) o di Veglio (in Italiano) è un'isola che si trova nel golfo del Quarnero di cui ne è una delle isole principali. L'Isola è collegata alla "terraferma" mediante un ponte che si trova a sud di Rijeka
Subito dopo il ponte
L'impressione a prima vista è quella di un terreno molto arido, similmente a quello visto lo scorso anno scorso a Cherso. Attraversiamo l'isola comodamente, le strade sono molto scorrevoli, ed arriviamo a Punat dove visiteremo la baia con le canoe.
La baia di Punat vista dall'alto
Tuffi (foto di Claudio Salvalaggio)
Puntat si trova in una baia circolare con un piccolo sbocco sul mar Adriatico. In mezzo a questa baia si trova l'isola di Cassione, isolotto che sarà la nostra meta. Non appena avremo preso un po' di confidenza con la canoa canadese.
L'isola di Cassione ospita tuttora un convento Francescano con 2 chiese una biblioteca e un piccolo museo etnografico. Una curiosità, in questa biblioteca è conservato il primo libro scritto in glagolitico, il piu antico alfabeto slavo conosciuto.  Ne approfittiamo per dare uno sguardo al museo e alla chiesa. Poi riprendiamo il mare per dilettarci con un po' di tuffi dalla canoa. Raggiungiamo un piccola spiaggetta con un pontile da cui continuiamo a tuffarci, d'altronde per alcuni di noi è anche il primo bagno in mare dell'anno e quindi via al divertimento, poi la temperatura dell'acqua è ideale e molto piacevole, cosi passiamo un po di tempo il quell'angoletto di mondo.
Si parte per il rientro (foto di Claudio Salvalaggio)
Ripartiamo verso il punto di partenza per poi spostarci verso Baška e da dove partiremo per le classiche camminate. Ma prima recuperiamo il gruppo che quel giorno si era dedicato alla camminata e ci rilassiamo un po' tutti assieme.
La prima camminata la facciamo già la sera stessa in notturna ma accompagnati da una luna talmente intensa da proiettare le nostre ombre sul sentiero creando un'atmosfera magica e intrigante. Peccato solo per la musica che proviene dal paese e che riecheggia un po' per tutta la valle. Ma verso le 23 anche questi rumori di civiltà lasciano spazio alla musica della natura. 
La spiaggia di Baška e la luna piena
Vista del paese
Arrivati alla fine del bosco sbuchiamo in una grandissima prateria di montagna, in sottofondo sentiamo anche il belare delle pecore, più che altro speriamo che non ci siano dei montoni che siano un po' troppo indispettiti dalla nostra presenza. Il paesaggio è resto ancor più suggestivo dalla luce di una luna piena.
La prateria al chiaro di Luna
Rientriamo all'hotel, ci aspettano poche ore di sonno per poi affrontare la camminata del giorno dopo. Ok l'idea era anche di berci una birra in compagnia prima di coricarci, ma dopo mezzanotte e mezza il paese era un po' vuoto e tutti i bar erano ormai chiusi.
Anche il giorno dopo il meteo ci ha donato una giornata spettacolare. E allora dopo aver fatto una consistente colazione siamo partiti alla volta della forcella tra Baška e Punat da dove è partita la nostra camminata. Una camminata che ci ha permesso di attraversare tutta la cresta dei moti, dal Veli Vrh al Veliki Hlam per poi ridiscendere fino a Baška.
Il paesaggio e molto arido e il sole si fa sentire, camminiamo attraverso grandi collinoni che ci consentano di ammirare un suggestivo panorama che spazia attraverso il golfo del Quarnero. 
Una veduta della vallata
In lontananza vediamo anche l'isola di Lussino (Lošinj) e il monte Televrin che è stata la nostra meta lo scorso anno.
Nonostante l'ambiente molto arido su questi luoghi ci sono tracce di molti ovili con qualche pecora al seguito e anche un gruppo di asini.
Asini su una pozza d'acqua
Una particolarità che avevamo già notato la sera prima, sono le incantevoli distese di "Lino delle Fate" che è una graminacea con un piumino molto peloso.
Una prateria piena di Lino delle fate
Immancabile foto di gruppo
Scendiamo a valle prima che il sole scaldi ancora di più e ci concediamo un ultimo bagno in spiaggia, mentre pensiamo a dove ci fermiamo a cenare durante il tragitto. Anche questa avventura è volta al suo termine, ed è tempo organizzare le prossime mete.
Ringraziamenti
- A Claudio Salvalaggio e Natascia per la giornata con la canoa, a Franco Polo per l'escursione notturna e diurna e a tutti per l'organizzazione.
- Grazie mille a Claudio Salvalaggio per le foto scattate durante l'escursione in canoa qui tovate le altre foto.
- A Nicola per le spiegazioni aggiuntive sulla fauna.



martedì 26 maggio 2015

Andando a Grisignana attraverso la Parenzana

Quando le ferrovie sono nate hanno contribuito ad avvicinare paesi e località. I treni hanno iniziato a trasportare le persone, i loro pensieri e le loro storie. E anche quando queste ferrovie sono state dismesse i loro tracciati continuano a farci viaggiare attraverso i loro paesaggi e attraverso i racconti delle storie che anno contributo a far nascere.
Pronti alla partenza
Ad oggi ci sono molti tracciati di ferrovie che sono state dismesse e smantellate poiché non più economicamente sostenibili o poiché sono state sostituite da tracciati più lineari, veloci e affidabili. Su questi tracciati si sono realizzati dei sentieri, percorribili a piedi se non addirittura delle piste ciclabili.
Oggi vi accompagnerò per un tratto di quella che una volta era la ferrovia "Parenzana" che collego Trieste a Buje per arrivare fino a Parenzo.
La ferrovia fu costruita nel periodo della denominazione dell'impero Austro-Ungarico, e con i suoi 123 Km fu la ferrovia a scartamento ridotto più lunga dell'impero. Il tracciato scorre tutto sui fianchi delle montagne del carso, questo fa si che il suo tracciato conti ben 604 curve, questo fece si che la velocità media di percorrenza fu di 25Km/h.
Sul percorso
Buje
La ferrovia venne dismessa nel 1935 dopo 33 anni di servizio per essere sostituita da un più pratico e conveniente trasporto su gomma, ma di certo quest'opera lascio un segno in tutta l'Istria.
Il tratto che abbiamo percorso è andato da Buje a Grožnjan (Grisignana), un tratto semplice ma molto suggestivo che scorre sulla tranquillità del Carso Istriano. Nel nostro cammino abbiamo incontrato molte le fioriture  e anche un tranquillo gatto che se ne stava tranquillo a prendere il sole.
Grisignana
Arriviamo cosi a Grisignana, un bellissimo borgo le cui origini si perdono sulla preistoria. Il paese è molto suggestivo e ci regala dei scorci bellissimo. Nei ultimi anni si sta cercando di riportare un po' la popolazione verso questo paese che agli inizi dei anni 2000 fu quasi disabitato. Molte sono le botteghe di artisti che incontrano passeggiando per i suoi viali
Scorcio di Grisignana
Il paese è quasi completamente arroccato su un monte e questo ci permette di ammirare il paesaggio dell'istria.
Paesaggio Istriano
Un'altra curiosità di questo luogo, la maggioranza della popolazione parla la lingua Italiana.
E' tempo di ripercorrere il tracciato della ferrovia verso Buje, dove le nostre auto ci aspettano per riportaci a casa. E anche questa volta la vecchia ferrovia trasporta le emozioni di un paesaggio stupendo e delle storie da raccontare, ma anche molta curiosità di scoprire per intero le meraviglie che può regalare questo tracciato


Un grazie a Natascia per questa bella e particolare escursione e per le spiegazioni sulla storia della ferrovia e di Grsignana.

mercoledì 20 maggio 2015

La valle del del Vajont

Una parte della frana
Da piccolo l'ho sempre vista li, aestosa il tutta la sua altezza e terribile per gli eventi che ha causato. Nei ultimi ho visto quello che ha causato, attraverso i segni le la terra porta ancora e porterà per sempre. Ora è giunto il momento di conoscere meglio la sua storia. Sto parlando della diga del Vajont.
Iniziamo questo percorso dalla frana che ha riempito per buona parte tutto il bacino. Qui ci viene raccontata un po' la storia geologica di questa valle e dei motivi per cui molti geologi la consideravano instabile già ai inizi del 1900.
Ma nonostante tutto si volle procedere a costruire la diga più alta mondo. Tuttora questa è la 5° diga più  alta del modo, dopo oltre 50 anni dalla sua costruzione.
Il paese di Erto visto dalla frana
Proseguiamo attraverso il Bosco vecchio che è una porzione di bosco che la frana ha portato 400 metri più in basso. Dai rami dei alberi che si sono trovati distesi o abbattuti sono come cresciuti dei nuovi alberi. Anche la vegetazione e rimasta quella tipica che si trova 400 metri più in alto.
La diga del Vajont
Lo sfogo del bypass
Arriviamo cosi al coronamento della diga. Dopo la tragedia la diga è rimasta pressoché intatta se tralasciamo la parte dove si trovava la sala di controllo. Sullo sfondo vediamo Longarone che è stata praticamente rasa al suolo dai effetti della frana. In sotto fondo sentiamo il fragore dello scarico del Bypass che permette a quello che riamane del lago di non riempirsi. Ci viene fatto notare che questo bypass fu costruito prima della frana ed in previsione di questa.
Casso
E' il turno di salire verso Casso attraversando il sentiero dei carbonai (TRUOI DAL SCIARBON). Questa denominazione deriva dalle fatto che questo sentiero veniva usato dalle donne per trasportare il carbone vegetale dalla val Zemola vino a Lognarone. Il trasporto veniva fatto a spalla.
L'abitato di Casso è molto raccolto, ormai sono poche per persone che vi ci abitano in pianta stabile. Ma nel suo complesso il paese è in buono stato di conservazione. Questo paese, come tutti i paesi della valle sono stati fatti evacuare il giorno dopo la tragedia. La popolazioni riusci a ritornare ad abitarci ben 7 anni dopo.
Proseguendo per il sentiero ci incamminiamo verso Erto nuova. Da questa panoramica possiamo vedere la reale dimensione della frana da 270 milioni di metri cubi che riempi il bacino e provoco l'onda che distrusse paesi e vite.
La frana del Vajont
Arriviamo cosi a Erto, o meglio a Erto Nuova che si trova subito a ridosso del centro storico di Erto. Tra l'altro è anche il luogo da cui siamo partiti al mattino e dove abbiamo incrociato il famoso Mauro Corona. Ed è anche il tempo di un ristoro presso una suggestiva enoteca di Erto "classica".
Scorcio di Erto Vecchia
Il paese di Erto vecchio è stato a lungo disabitato ma di recente ci sono molte case e diverse strade che sono oggetti di lavori e ristrutturazioni. Il paese è veramente suggestivo e regala molti scorci.
Se solitamente il paesaggio di questa vallata mi impressiona per la follia che l'avidità dell'uomo ha causato sentire la ricostruzione storica dei eventi mi ha lasciato molto con l'amaro in bocca. Ci si augura solo che simili tragedie non succedano mai più, anche se fa parte della natura umana dimenticarsi delle sciagure quando in ballo ci sono profitti.



Un grazie mille a Franco Polo per averci guidato in questa escursione