mercoledì 22 agosto 2012

In cerca del fresco presso il Parco delle Dolomiti Friulana

Si lo so, sono recidivo, ma questa volta solo in parte. 
La strada che porta al sentiero
Dopo la faticaccia dell'alba, stelle e tramonto sul parco delle Dolomiti friulane, con delle amiche (il solito beato) abbiam deciso di fare una camminata molto leggera. Da Forni di sopra salendo fino al Rifugio Flaiban Pacherini. L'idea è stata: visto la calura di Caligola, o come si chiama quest'ultima ondata di caldo, facciamoci un giro in montagna, al fresco
Arriviamo cosi, dopo non qualche problema a trovare la stradina, al parcheggio dove lasciare la macchina. Indossati scarponi e preso i bastoncini iniziamo cosi la camminata verso il rifugio. La prima parte è su strada asfaltata che dolcemente entra all'interno di un fresco bosco. Finita la strada inizia il sentiero vero e proprio. 
Scorcio di Forni di sopra
Campanule
Gran parte del sentiero corre attraverso una mulattiera che è usata dai gestori del rifugio per portare su i viveri con un quad, ogni tanto si può lasciare la mulattiera per seguire il sentiero originario. Il tutto sempre molto ben segnalato. Usciti dal bosco inizia un vasto ghiaione, che tranne per pochi sprazzi, ci condurrà fino al rifugio.

lunedì 20 agosto 2012

Il paese della Farfalle

Tra i vari animali che, solitamente, hanno sempre influenzato la nostra infanzia senza dubbio ci sono le farfalle. Probabilmente perché le abbiamo sempre legate all'arrivo della primavera, alla bella stagione e quindi ai giochi all'aperto. 
Murales dedicato alle farfalle
C'è una località in Friuli dove le farfalle sono presenti in un molti esemplari e in gran numero. Paliamo di Bordano, chiamato anche il paese delle farfalle, un comune situato sulla pedemontana tra il Tagliamento e il lago di Cavazzo (o dei tre comuni). Nei monti che sovrastano il paese c'è anche un sentiero etimologico dove si posso ammirare molti esemplari di farfalle in libertà. Che Bordano sia il paese delle farfalle lo si nota già dai bellissimi murales dedicati a queste delicate creature che decorano le pareti delle case del paese.
Una farfalla alla casa delle farfalle
Ma la più interessante attrazione di Bordano è senza dubbio la casa delle Farfalle. Che attraverso un percorso nelle sue serre ci immerge in una ricostruzione dei diversi habitat in cui vivono i più bei esemplari di farfalle tropicali. In queste ricostruzioni possiamo trovare anche doversi animali come camaleonti, tartarughe e diversi pappagalli che non disprezzano proprio di farsi fare i grattini. Ma sono le variopinte farfalle a fare da padrone in questa casa, anzi bisogna prestare attenzione a non schiacciarle involontariamente.
Farfalla al "bar delle farfalle"
Una visita è veramente consigliata, magari dopo si può percorrere il sentiero delle farfalle oppure cercare un attimo di relax al vicino lago.

Pappagallo coccoloso


Ringraziamenti 
Un grandissimo grazie a Daniela per la bella compagnia e per avermi ancora concesso l'uso della sua macchina fotografica.

Riferimenti

mercoledì 15 agosto 2012

Cercando il tramonto, le stelle e l'alba sul parco delle Dolomiti

Dopo le leggendarie fatiche di Asterix eccovi l'ultima fatica del Vanni. Ok niente ipnotizzatori, niente case che rendono folli (già dato per quest'anno) e anche stavolta niente Mannekenpix (o forse l'ho già sconfitto in qualche fatica precedente???), ma una bella escursione di 2 giorni sull'incantevole e temibile PARCO DELLE DOLOMITI FRIULANE, da pronunciare con la voce di Fantozzi.

Ovviamente Fantozziana dal mio punto di vista, diciamo molto coppa Cobram, ma era pubblicizzata come escursione facile... Quindi considerata la mia preparazione fisica da ufficio e la mia poco adatta attrezzatura sono partito un po' inconsciamente per questa avventura.
Il gruppo su un ghiaione della valle
Si parte dal centro visite di Cimolais, dove incontriamo la nostra guida, e partiamo in auto fino ad arrivare al rifugio Pordenone. Passiamo cosi gran parte della valle scavata dal torrente Cimoliana che da anche il nome alla valle. L'imponenza delle dolomiti è impressionante, come lo è anche l'erosione che l'acqua ha provocato  lavorando la roccia dalla notte dei tempi.
Campanile Gambet
Da qui iniziamo la nostra scalpinata percorrendo parte del greto del torrente fino all'inizio di val Meluzzo per poi iniziare la salita vera e propria che ci porta dai 1200m circa di casera Meluzzo ai 1780m della casera di val Menon. Salendo iniziamo a dominare la valle ammirando cosi le vette intorno a noi come il campanile Gmbet. Dopo la terza salita arriviamo un po' cotti alla casera Val Menon, dove veniamo accolti dai due gestori Denis e Mauro e dai loro animali, Oz un bellissimo cagnone bianco e Doroti una socievole mula. 


Oz e Doroty
Chi ha le forze continua per un altro pezzo per vedere il tramonto al Campuros. Io ed altri decidiamo di tenerci le forze per il giorno successivo e per vedere le stelle stanotte d'altronde siamo in pieno periodo delle perseadi e siamo abbastanza lontani da fonti di inquinamento luminoso, se il tempo tiene lo spettacolo sarà unico. Rientrato il gruppo ci aspetta un piatto di pasta alla amatriciana e del formaggio stagionato in casera. La cena è consumata al lume di candela e dalla luce emanata dal caminetto, come da programma, niente elettricità, niente acqua calda, ci si arrangia con quel che c'è.
L'interno della casera
Cenato ci si arma di cavalletto, felpa e giubottino e si esce per vedere le stelle la nebbia. Ebbene si un capa di nuvole basse ci toglie la visuale del celo stellato. Ma d'altronde al meteo non si comanda e questi rischi vanno calcolati e non ci si può lamentare. Andiamo a  nanna, l'indomani la sveglia è per le 4.15 per andare in forcella Urtisiel per vedere l'alba. Qui però c'è stata l'unica nota negativa che ha disturbato quello che poteva essere un perfetto, anche se faticoso, fine settimana. Ordunque tra le cose che si mette in conto in una esperienza del genere è che dovendo dormire in una camerata con altre 14 persone sai che ci saranno almeno 2 persone che russano! Il giornalista che era con noi ha pensato bene di infierire parlando, insultando e accendendo la sua torcia per tutta la notte. Ok, un paio di battute erano anche divertenti e innocue e una risata collettiva ci poteva anche stare.....ma tutta la già breve notte no!
Di ritorno dalla forcela Urtisiel
Nonostante questo alle 4.15 suona la sveglia...ma la nebbia persiste, dopo un po' di ripensamenti partiamo in 6-7 per andare a vedere l'alba. Ci incamminiamo per il sentiero appena illuminato, accidenti siamo in piena ora blu il bosco ha un colore unico e io ho deciso di lasciare il cavalletto in casera, niente foto (e questa mi rode un po). Dopo 200m di dislivello arriviamo in forcella Urtisiel, ma le nuvole ci negano anche l'alba. Come ho già scritto al meteo non si può comandare. Si torna in casera per una buona colazione, stando attenti Doroty non cerchi di papparsela al posto nostro. Intanto il sole spiazza nebbia e nuvole e ci regala una bellissima giornata.
Colazione in casera
Il Campuros
Salutiamo i gestori e partiamo per la tappa odierna, ci aspettano altri 500 metri di dislivello per poi ridiscendere a di 1000 metri.



Forcella di Val Brica
con la Fantulina
Raggiungiamo cosi il Campuros, che qualcuno aveva già visto il giorno prima per ammirare il tramonto. Il Campuros è una prateria di base torbosa a circa 1900 metri di altitudine, un paesaggio unico che dicono in tarda primavera regali una fioritura fiabesca. Saliamo per la forcella Val di Birca conosciuto anche come Fantolina (bambina) per via del monolite dalla sembianze di una bambina che la sovrasta. Scendiamo per poi proseguire per la forcella Inferno, un nome un destino, qui in miei crampi iniziano a farsi sentire, ma c'è la si può fare. Durante il tragitto incontriamo il primo stambecco, e ci rendiamo conto che sono delle primedonne. Il sentiero passava a meno di 5 metri da lui, e lui si è mosso solo quando noi c'è ne siamo andati ed abbiamo finito di scattargli le foto. Dopo una breve pausa procediamo verso la forcella del Mus dove ci fermiamo per il pranzo. Dopo un po' arriva un discreto gruppo di 5-6 stambecchi, per nulla intimoriti della nostra presenza, Anzi si fermano a pascolare vicinissimi a noi. I cuccioli invece sembrano essere più diffidenti dei adulti. Ma attenzione, se un adulto ha un cucciolo vicino allora inizia a diventare protettivo. Inizia a guardarti in modo minaccioso e con un zoccolo gratta il terreno. Meglio fare qualche passo indietro, d'altronde noi bipedi glabri stiamo invadendo il loro territorio.
Stambecco in forcella del Mus
E' giunto il momento, la nostra fantastica guida ci avvia per la discesa che affronto con molta calma, le forze ormai se ne sono andate e inizio a percepire un noto fastidio al ginocchio. In mio soccorso mi viene dato un bastoncino, che tra l'altro sorgerò in una banale caduta, e pian piano col il paesaggio che cambia dalle praterie di alta quota, al bosco di larici e al greto dei torrenti arriviamo al parcheggio dove abbiamo le auto.
Ma non è finita ci aspettano le tanto decantate torte di Marika, al rifugio Pordenone. E con l'ultimo sprizzo di orgoglio raggiungiamo il rifugio Pordenone.

Le torte del rifugio Pordenone
Le torte meritavano, ora si può tornare a casa per smaltire i dolori alla gambe, e con un pizzico di orgoglio per il percorso fatto. Non so se ancora ho preso troppo alla leggera la descrizione dell'escursione o se veramente la hanno venduta loro troppo facile, anche se opto per quest'ultima. Io posso solo ammettere di non aver avuto una buona preparazione e sopratutto delle calzature non all'altezza. Ma, con il senno di poi e i dolori quasi passati, mi rimmarrà il ricordo di un fine settimana trascorso in posti che la natura ha creato meravigliosi e in compagnia di bellissime persone.


Ringraziamenti
Un grandissimo grazie a Franco Polo la nostra eccellente guida, a Giovanna per il bastoncino, a tutte le persone che hanno fatto questo soggiorno naturalistico e ai gestori della casera val binon.
Un Grandissimo ringraziamento a Daniela per avermi concesso in uso la sua macchina fotografica.

Link
Parco delle Dolomiti su Wikipedia
Il sito del parco
La casera di val Binon

martedì 7 agosto 2012

Alla scoperta del Signorelli

L'arte "classica" mi ha sempre affascinato, ma per vari motivi non ho mai avuto questa grandissima attrazione per la storia dell'arte, nonostante in Italia il patrimonio artistico sia veramente notevole e meriti essere conosciuto anche in minima parte. E' cosi ogni tanto riesco a cogliere l'occasione di varie mostre per colmare un po' questa mia lacuna. Se poi se insieme alle mostre si riescono a visitare dei luoghi stupendi perché non approfittarne?
Campanile di Pomposa

Sotterraneo di Perugia
E cosi è stato in questo primo fine settimana di Agosto, grazie a Lusia di Artemisia abbiamo sfidato il caldo torrido e il bollino nero sulle strade per recarci in Umbira e Toscana alla scoperta di Luca Signorelli.
Durante il tragitto facciamo una breve pausa a Pomposa, la scusa per un particolare campanile ci porta a fare la tappa colazione e bisogni. Proseguiamo poi in direzione di Perugia per la sconnessa E55. Il paesaggio delle vallate appenniniche è notevole, peccato non poter fare delle foto, ma con la
corriera in movimento era veramente impossibile.
Scorcio di Perugia

Arriviamo cosi a Perugia nell'ora del massimo caldo, e nel tempo che precede la visita al museo cerchiamo un po' di fresco visitando i sotterranei, e poi visitando velocemente il resto della città rimanendo ammirati dai bellissimi panorami.

Entrando nel museo facciamo la conoscenza con il Luca d'Egidio di Ventura detto il Signorelli. Di cui il Vasari scrisse
"Fu Luca persona d'ottimi costumi, sincero et amorevole con gl'amici, e di conversazione dolce e piacevole con ognuno, e soprattutto cortese a chiunche ebbe bisogno dell'opera sua e facile nell'insegnare a' suoi discepoli. Visse splendidamente e si dilettò di vestir bene; per le quali buone qualità fu sempre nella patria e fuori in somma venerazione"
da cui si può denotare il perché del suo soprannome. Le sue opere colpiscono sopratutto per i forti colori e per le armonie nei movimenti. Impressionati i suoi Tondi. Come gran parte delle opere dell'epoca i soggetti preferiti sono Madonne con bambino e rappresentazioni della sacra famiglia.

Scorcio di Città di Castello
Dopo la mostra partiamo subito da Perugia, con forse un po' di rimpianto per non averla ammirata più a lungo, ma ci saranno altre occasioni per tornaci. Arriviamo cosi a città di Castello. Per vedere la sua pinacoteca e fermarci per la notte. Qui possiamo ammirare più a lungo questa località. Città di Castello è una pittoresca cittadina della alta val del Tevere. La parte storica è cinta da spesse mura. La città e molto accogliente e tranquilla. Nella passeggiata del dopo cena ci siamo imbattuti su un piacevole terzetto jazz che ci ha allietato con splendide musiche. D'altronde l'Umbria è famosa anche per gli eventi musicali. 

L'abbazia di Monte Oliveto Maggiore
La mattina successiva ci siamo recati alla abbazia di Monte Oliveto Maggiore, dove il Signorelli fu incaricato di affrescare il chiostro della abbazia, me ne completò solo una parte in quanto si recò a completare la cappella di S. Brizio a Orvieto. Il resto dei affreschi fu poi completato dal Sodoma. L'abbazia è un luogo che trasmette molta tranquillità ed è molto curato, Immersa nei stupendi colli Senesi. Ne approfittiamo per sentire in parte una S.Messa con canti Gregoriani. Di impressionate bellezza il chiostro affrescato dai due pittori che rappresentano la vita di S. Benedetto.
Gli affreschi del Sodoma

E con il monastero finisce il nostro viaggio, si riprende la corriera per il viaggio di rientro, portandoci dietro la bellezza di questi posti e le meraviglie del'arte che non smetterà mai di stupirci.


Ringrazziamenti
Un grazie a Luisa della galleria artemisa per l'organizzazione e le splendide spiegazioni.
Un grandissimo ringraziamento a Daniela per avermi prestato la sua macchina fotografica (la mia è in assistenza)

Bibliografia