lunedì 30 dicembre 2013

Le emozionanti foto di Robert Capa

Questa volta voglio fare un piccolo strappo alla regola e parlare di foto non mie.
Parliamo ben si delle foto di  Robert Capa, fotoreporter della prima metà del XX secolo a cui possiamo attribuire il merito di aver scoperto l'uso della fotografia nei reportage di guerra e scomparso prematuramente a 41 anni su una mina durante uno dei suoi reportage.
"Se le foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non sei abbastanza vicino" (Robert Capa)
Questo articolo è ispirato da una mia recente visita alla retrospettiva di Capa che si è tenuta a Villa Manin di Passariano. Dove sono state esposte 180 fotografie tra sue e alcuni suoi ritratti che creano un percorso visivo che accompagna il visitatore attraverso i più importanti conflitti bellici e sociali a cavallo della seconda guerra mondiale, concedendo anche un po' di spazio al glamour in compagnia dei personaggi famosi dell'epoca (Picasso, Hemingway, John Huston e l'attrice Ingrid Bergman). 
Un percorso che non è solo visivo ma che è fatto di pure emozioni che sono state immortalate nelle sue immagini. Capa infatti è riuscito attraverso i suoi scatti a trasmettere i sentimenti e i pensieri dei suoi soggetti. Dalle sue foto si riesce a cogliere la disperazione e la crudeltà della guerra, ma anche la gioia dei bambini o la dolcezza dell'amore tra le persone. Emozioni che in questi scatti passano dai nostri occhi al nostro animo il quale si rattrista nelle immagini più cupe, ma gioisce e si meraviglia davanti a un sorriso oppure la speranza del cambiamento nei volti delle persone durante le manifestazioni.
Robert Capa 
Con il suo lavoro Capa ci ha trasmesso la crudeltà è la tristezza della guerra senza mai ricorrere a immagini truci ma lasciandoci ugualmente un segno nello spirito. Ci ha trasmesso immagini di mondi lontani, di guerre combattute da bambini e di paesi che cambiano. Le sue testimonianze possono essere e devono essere un monito a star lontani da nuovi conflitti.

Link
La pagina su Capa dell'agenzia Magnum Photo

Ringraziamento
- Grazie ad Alessandra per avermi accompagnato in questa visita

giovedì 19 dicembre 2013

Alla scoperta del Natale sulla valle del Colvera

Ogni località ha le sue tradizioni le sue usanze e le sue particolarità, che si tratti di vallate, di Borghi o semplici paesi. E fin qui qualcuno potrebbe dire: "Ehi ti ne sei accorto adesso Capitan Ovvio". Forse no, conosciamo molti luoghi particolari vicino a noi...ma quanti non ne conosciamo o non abbiamo mai visitato.
Scorcio del santuario
Ma sopratutto, quante volte nel nostro scorrazzare frenetico in auto da est a ovest, da nord a sud abbiamo visto i cartelli che indicano paesi che per qualche motivo riteniamo non degni di nota? Direi molte volte. E allora iniziamo a scoprire questi "nuovi" posti.
Scorcio del santuario
Quando si va alla scoperta di nuovi luoghi è bello partire dalla loro storia e dalla loro particolarità. La particolarità di questo cammino è stato quello di percorrere un tratto del sentiero intitolato a Pier Giorgio Frassati in Friuli.
Il sentiero verso la Stangjada
Pier Giorgio Frassati è stato uno studioso di Ingegneria mineraria e grandissimo appassionato di montagna, nonchè fervente religioso. La sua fede lo ha portato ad essere molto attivo verso i bisognosi ed ad essere molto stimato, nonostante vene stroncato da una Poliomielite all'età di 24 anni. Nel 1990 Papa Giovanni II lo ha proclamato Beato. Il CAI ha voluto ricordare questa persona creando in quasi ogni regione d'Italia un sentiero che porti il suo nome.
La Madonna di Rovareit
La prima parte del percorso lo facciamo in auto, giusto per fare una breve visita al santuario Francescano della Madonna di strada, le cui origini risalgono all 900.
I resti dalla casa della famiglia Cassan
Lasciamo le auto a Fanna dove attraversiamo il paese che in questa domenica mattina sembra ancora un po' assopito, qui prendiamo il sentiero che costeggiando il rio Manarin ci porta dentro il bosco per risalire verso la Stangjada dove c'è la chiesetta dedicata alla Madonna. Ma prima incontriamo una statua dedicata alla Madonna di Rovareit. A testimonianza della forte fede che c'è o c'era in questi luoghi. Luoghi che se pur impervi e di difficile accesso una volta erano abitati. Come testimoniano i diversi ruderi di case che incontriamo sul nostro cammino.
La chiesetta della Madonna della Stangjada
Arriviamo cosi alla accogliente chiesa della Madonna della Stangjada e da qui ammiriamo il panorama delle due vallate che il posto, con la complicità di una giornata soleggiata ci permette di vedere.
La fontana sulla piazza di Frisanco
Un presepe di Frisanco
Proseguiamo verso Frisanco dove facciamo un primo giro del paese. Ci Torneremo più tardi. Il paese è molto raccolto ed è già addobbato per il natale, con molti presepi posti in vari angoli. Seppur siamo abituati alle decorazioni e alle luci di natale qui c'è un'atmosfera diversa sembra esserci più autenticità, ma la giornata ci concederà un'altro spunto per riflettere su questa sensazione.
Un presepe di biscotti
Sulla valle del Colvera, si trovano tre borghi Frisanco, Poffabro e Casasola che si trovano nei punti più alti della vallata. Per raggiungere Poffabro prendiamo le vecchia mulattiera nel bosco che collega Frisanco con Casasola per poi proseguire attraverso il bosco verso Poffabbro che è considerato uno dei borghi più belli d'Italia. E direi che questo appellativo è più che ben meritato. Inoltre visto il periodo questo borgo ha una atmosfera ancora più suggestiva. Infatti sotto natale si svolge la tradizione di fare dei presepi in qualsiasi antro, pezzo di giardino, ballatoio o finestra. Questi presepi sono realizzati con le più svariate statuine. Si va dalle statue realizzate da sapienti mani, e presepi realizzati con biscotti. Il tutto perfettamente incastonato su una cornice unica che rende Poffabro un presepe tra i presepi. Eppure si percepisce nell'aria una piacevole mancanza. Una cosa che con il passare dei anno la abbiamo unita, assoggettata al natale. Si! Manca la frenesia che questo periodo genera nelle città e che ne snatura profondamente il senso. Si qui abbiamo forse riscoperto un po' la genuinità del natale. C'è ancora tempo per visitare il convento e arrivare nel luogo dove una volta vi era una sorgente termale.
Scorcio di Frisanco
Un particolare albero natalizio
Nonostante abbiamo già visto molti luoghi, borghi e chiese è solo ora di pranzo, ok un po' tarda ma non troppo. Rientriamo quindi a Frisanco, ma per la strada normale, dove siamo ospiti nella casa di Gino che ci sta facendo da splendido cicerone in questa giornata.
Dopo esserci rifocillati e riposati c'è ancora tempo per vedere delle esposizioni nel museo del paese, tra sculture, quadri e installazioni varie che rappresentano la maestria dei artisti del luogo e dei paesi vicini.
Poffabro in notturna
E tempo di rientrare alle nostre case, ma prima un'ultima foto di Poffabro è d'obbligo, prima di tirare le somme di una giornata bellissima, non solo dal punto di vista del tempo e dei meravigliosi posti visitati. Ma sopratutto per la splendida compagnia dei compagni di questa giornata che ci ha fatto riscoprire un po' lo spirito natalizio perduto.

Un grandissimo ringraziamento a Gino per le bellissime spiegazioni su quello che abbiamo visto è per l'ospitalità. Un altrettanto grazie a Federica, Katalin e Martina per la bellissima compagnia in questa bella giornata.

domenica 15 dicembre 2013

I Krampus di pontebba

"Quando c'era carestia ci coprivamo con le pelli dei animali e indossavamo le loro corna 
e cosi camuffati andavamo a depredare nelle case. 
Un giorno ci accorgemmo che con noi c'era una persona in più
ma era una persona strana, infatti egli non aveva le gambe,
ma aveva gli zoccoli egli era un diavolo.
Cosi chiamammo un vescovo per esorcizzare il demonio.
e venne S.Nicolò dopo che sconfisse il male sfilò per il paese.
Allora noi con i nostri costumi sfilammo con S.Nicolò
dando dolci ai bambini buoni e picchiato quelli cattivi."
L'arrivo dei Krampus
Se qualcuno avesse ascoltato la storia di come sono nati i Krampus, probabilmente sarebbe questa la storia che avrebbe sentito.
Un krampus
La tradizione dei Krampus è tipica delle zone Alpine e del centro Europa, e si festeggia a ridosso delle festività di S.Nicolò nelle zone Apline orientali. In Friuli le sfilate vengono fatte nella val Canale e Val del Ferro. Le sfilate iniziano con i vari gruppi di Krampus provenienti dalle regioni vicine che sfilano per le strade del paese, "picchiando" e facendo i dispetti a chi si è comportato male. In Ultimo arriva S.Nicolò con i sui angeli a chiudere questa sfilata.
Una curiosità. I Krampus hanno nomi diversi in base alla località e alle tradizioni. Sono anche conosciuti come Spitz Parkli, Klaubauf o Gumphincke e molti altri nomi.
L'arrivo di S.Nicolò

lunedì 9 dicembre 2013

Alle foci dell'Isonzo

E si che ne ero fermamente convinto, ne ero veramente sicuro...di aver già fatto un post sull'isola della Cona e delle foci dell'Isonzo.
Panorama dalla vetrata del bar
Ho spesso ribadito che non siamo consci di quello che abbiamo davanti e dietro la porta di casa, pensiamo spesso che posti interessanti siano mete lontane da raggiungere. Su questa mi a affermazione il parco naturale del Isonzo è senza dubbio il posto che mi a dato l'occasione di iniziare a scoprire questi posti meravigliosi che si trovano a neanche un'ora da casa.
Alcune specie di uccelli
La riserva naturale foce Isonzo e isola della Cona si trova in comune di Staranzano tra Monfalcone e Grado ed è un oasi faunistica di notevole interesse. Infatti ha la particolarità di trovarsi al centro di due flussi migratori. Quello nord-sud e quello est-ovest. Questo permette di avere un grandissima varietà di uccelli che durante l'anno sostano in quest'area.
Si parla di otre 300 specie diverse durante l'arco del anno.
Il parco si presenta in gran parte come palude salmastra, con una piccola zona boschiva, dove ci sono caprioli, volpi e altri mammiferi.
I cavalli dell'isola
Il parco è attraversato da camminamenti su cui sono stati predisposti dei punti per ammirare le specie che lo popolano senza recare troppo disturbo.
Tra le specie di animali che circolano libere per l'area si segnalano anche dei cavalli. Questi non sono una specie autoctona, ma sono stati introdotti affinché possano mangiare l'erba dei prati prima che diventi dei arbusti.
Ho visitato questo luogo due volte. Una volta nel 2012 e poche settimane fa. E la seconda visita mi ha lasciato un po' turbato. Il percorso lungo che porta fino alla foce dell'Isonzo è molto disestato e se ha piovuto da poco è consigliato usare gli stivali di gomma. Infatti molte passerelle non sono più agibili. Un vero peccato. Ma il posto merita una visita, e una camminata in tutta tranquillità lasciandosi trasportare dal fragore generato dai versi dei vari uccelli che popolano il luogo.
Una parte della palude

La galleria del 2013



Un po di Link

Ringraziamenti
Un grazie a Elisa per avermi fatto conoscere questo luogo 
Un grazie alla guida naturalistica Claudio Salvalaggio per le spiegazioni durante la mia prima visita

sabato 2 novembre 2013

Vilie dai Sants

"... e la vigilia dei santi, e le anime dei defunti escono dalle loro tombe per recarsi sulle loro case dove hanno vissuto.
E noi teniamo accesi i lumini affinché loro possano vedere la strada, lasciamo dell'acqua affinché possano rinfrescarsi e lavarsi..."
Cosi recitava, più o meno, un cartello apposto vicino ad una composizione di musons, le zucche intagliate che nella notte della vigilia dei santi vengono esposte a Chiopris, dove le luci del paese vengono attenuate o spente e le ombre proiettate dai lumini trasportano le persone in una atmosfera surreale.
Il centro di Chiopris
Non ho trovato molte informazioni sulle origini dei Musons, si sa che sono tipiche zucche intagliate e decorate in cui vi sono posti i lumini in modo da poter indicare il percorso alle anime che rientrano nelle loro vecchie dimore alla vigilia dei santi. Oggi queste zucche hanno del decorazioni più fantasiose, si va dalle classiche zucche intagliate dai beffardi ghigni o ad intagli tratti da film e cartoni animati, puffi e minios erano tra più citati. Si passa poi a zucche ispirate da Van Gogh o che scherzavano sulle cronache di questi giorni. Ma direi di lasciar parlare le immagini.
Composizione di zucche
Una tenera ape Maia intagliata dai dei bambini
Le zucche della Gisa
Bianca neve e le sette zucche
Non solo zucche
Capitan Jack Sparrow
Vincent Van Gogh
Ma anche zucche classiche
"Si può FARE!!!" Notevole rappresentazione da Frankenstein Junior
Un omaggio al grande Totò
Questa è la zucca di Halloween
Un grazie ad Alessandra per la compagnia e per le traduzioni dal friulano, nonché per avermi sopportato mentre cercavo di fare le foto.

lunedì 28 ottobre 2013

Gialli nella nebbia

Panoramica da Sauris di sopra
Inizio a pensare che quest'anno qualcuno, o qualche entità che giochi con i fili del destino non voglia che io faccia delle foto ai colori dell'autunno. D'accordo non posso sperare che si ripeti un'altra giornata come al passo della pura l'anno scorso...però almeno uno scorcietto di sole durante le mie camminate non sarebbe proprio mal visto. Ma non sarà certo la nebbia e l'umido che fermeranno me e la mia fedele macchina fotografica, anzi la prendo come una sfida. Anche se lo ammetto, se avessi scelto in base al meteo credo che il divano avrebbe avuto la meglio, ma come avevo già avuto modo di scrivere, ormai in queste giornate si è formato un bel gruppo di perone che fa sempre piacere rivedere.
Gialli nel bosco
Sauris e il suo lago hanno sempre avuto un fascino mistico, ed è sempre un piacere arrivarci, nonostante la strada da affrontare non sia proprio uno spettacolo. Un peccato non aver potuto vedere in tutto il suo colore il lago, ma nebbia ci ha impedito la visuale su questa meraviglia anche se il lago è un bacino artificiale.
Dopo un buon caffè e brioche iniziamo questa passeggiata, ma non prima che la nostra guida ci abbia illustrato brevemente la storia e i miti di questa vallata e della sua popolazione dalle origini tedesche. Iniziamo cosi la ripida strada verso le malghe, con il miraggio di vedere un po' di sole. D'altronde c'è ci giura di averlo visto in mattinata a casera Razzo, ma ora di sole non se vede neanche una timida ombra, ma di sicuro tra un po' si aprirà il cielo...o meglio cosi sosterrà più volte nel corso della giornata la nostra guida.
Ed in forcella Festons il meteo non cambia, e tra un barlume di luce ed una nuova nuvola di nebbia che ci attraversa si riesce anche a intravedere il laghetto. Tra una chiacchiera ed una spiegazione di Franco mi diletto in un po' di foto improbabili, vedremo poi cosa ne esce ma oggi mi sento molto in vena di esperimenti.
Arriviamo cosi a casera Rioda, dove ci fermiamo per il pranzo sul bordo del laghetto. Della casera sono rimasti che pochi ruderi da cui si scorgono i segni lasciati dal fuoco. Ma le stalle ci sono ancora e in periodo estivo sono ancora in uso e piene di mucche che rientrano dai pascoli.
Forcella Festons
I resti di casera Rioda
Gialli nella nebbia
Visto che del sole non c'è traccia riprendiamo il sentiero, con una piccola immancabile variante di sentiero creativo. In cresta ammireremmo il fantastico paesaggio sottostante con le case di Sauris che si riflettono nel blu del lago, ma forse l'ho già scritto...la nebbia non c'è lo consente. Notiamo molti alberi che sono ricoperti da molte muffe e licheni da sembrare spettrali, se poi aggiungiamo la nebbia forse riusciamo un po' a intuire come sono nate le leggende e i miti sui Sbilf e gli altri strani esseri che popolano le favole locali.
Foto di gruppo a casera Rioda
Il giallo di Sauris
I sapori di Sauris
Rientriamo cosi in paese ma prima del saluto è un obbligo assaggiare i salumi e i formaggi di questo luogo, che vanno assolutamente accompagnati con la superba birra che viene prodotta qui. Ed in effetti anche questa è una occasione per vedere un giallo di Sauris, ma come la nebbia copriva le gialle foglie dei larici la sete ha "nascosto" subito anche questo giallo.
Se devo tirare le somme di questa giornata questa somma è molto positiva, è stata veramente una piacevole giornata. Si certo...se ci fosse stato un po' di sole sarebbe stata perfetta, ma si vede che gli Sbilf  avevano voglia di divertirsi a coprire il sole.



Ringraziamenti
- Un grazie a tutti i partecipanti per la bella compagia
- Un grazie a Franco Polo per l'organizzazione e le ottime spiegazioni

mercoledì 23 ottobre 2013

I colori del autunno e il timido campanile

E anche per quest'anno il lento e perenne ciclo delle stagioni ci ha ricondotto all'autunno, una stagione dove la natura si prepara ad affrontare l'inverno, le piante si addormentano e si spogliano del loro fogliame. Ma prima che i rami si privino delle loro foglie queste ci regalano un tripudio di caldi colori.
Ho approfittato ancora delle occasioni che il parco delle dolomiti Friulane permette di sfruttare, un rilassante fine settimana in mezzo al parco lontano da telefoni, televisioni e altre amenità tecnologiche che pervadono sempre di più la nostra vita, in questo discorso non vale la macchina fotografica ovviamente. Macchina fotografica che ho iniziato ad usare già sulla strada che porta a Cimolais in una piccola e dovuta sosta al lago di Barcis.
Il lago di Barcis
Scorcio dei colori
Tramonto sulle cime
Il bello di queste esperienze e anche reincontrare spesso le persone che si sono conosciute in altre occasioni, scambiarsi i pareri sui vari luoghi da visitare e fare anche progetti per altre camminate. Se poi con qualcuno si condividono anche i primati come inaugurare e chiudere la stagione del rifugio Pordenone nello stesso anno i sorrisi divertiti sono assicurati.
Particolare del torrente Cimoliano
Nonostante non sia la prima volta che entro in val Cimoliana non smetto mai di stupirmi dinanzi alla bellezza di questa valle, circondata dalle sue torri che la avvolgono e un po' la nascondono dal mondo.
Prendiamo subito confidenza con una bella passeggiata leggera fino a casera dei Pecoli mentre il sole tramonta e le una lieve brezza fa cadere le foglie dai alberi. Ci gustiamo cosi il tramonto ed aspettiamo il sorgere della luna piena che ci illumini il percorso. Luna che si fa desiderare dietro ai monti e sotto le nuvole che si stanno un po' infittendo. Ma il suo bagliore ci consente ugualmente di camminare nella magia del crepuscolo ricorrendo solo nei punti più difficili alle lampade frontali.
Il timido campanile, dietro cima Melluzzo

martedì 3 settembre 2013

Gli stambecchi, l'alba e la grandine

Forni si allontana
Siamo esseri strani dai, ammettiamolo, ogni tanto ci piace fare delle attività che sembrano al limite della nostra resistenza fisica. Come camminare ore e ore in montagna portandosi dietro lo zaino con tanto di macchina fotografica, cavalletto cibo, vestiti e sacco a pelo. Ma per cosa lo facciamo? Per sfidare noi stessi? Per un senso di autolesionismo nei confronti delle nostre gambe? NO! Lo facciamo per scoprire e riscoprire luoghi unici, che la loro scomoda posizione gli permette di mantenere una bellezza quasi incontaminata. Per farci cullare dai momenti di silenzio, interrotti solo dal vento o dai versi dei animali. Per lasciarci dietro anche per solo due giorni la frenesia della civiltà fatta di messaggi, social cosi e similari.
Stambecco in lontananza
Questo e un po' il senso di quello che mi è rimasto da questo fine settimana. Un fine settimana che prevedeva si una escursione lunga ma non troppo impegnativa ... in teoria.
Partiamo da un luogo già visitato con l'idea di usarlo come punto di partenza per visitarne altri di nuovi. Quindi facendo base a Forni di Sopra, ci incamminiamo per il rifugio Flaiban Pacherini, sentiero percorso praticamente un'anno fa e raccontato qui. Pian piano lasciamo che il paese si allontani dietro di noi e con lui anche i rumori della civiltà, mentre le ultime fioriture estive ci accompagnano per la strada. Al rifugio ne approfittiamo per assaggiare il favoloso e dissetante sambuco di Claudio. Un vero toccasana.
Luci della sera
Ripartiamo verso il passo di Suola per vedere le ultime luci del giorno e magari di vedere qualche stambecco. E uno in effetti lo vediamo in lontananza che ci guarda dall'alto della cresta. Ma è ora di tornare al rifugio per la squisita cena e due chiacchiere tra di noi e il gestore. Dove ci informa di cosa abbiamo rischiato nella visita l'anno scorso. Ossia due ore dopo la nostra discesa una frana a coperto parte della strada che abbiamo percorso a Forni. Ma siamo ancora qui a raccontarcela. Ora  notte, domani ci aspetta una lunga giornata.
Luci dell'alba
Dopo una notte rumorosa dove ho pensato più volte "ma comprare i tappi per le orecchie no?" ci alziamo ancora con il buio e a ci prepariamo. Colazione veloce con una gentilissima Silvia che si è alzata di buon'ora per farci il caffè e si parte per il passo di suola. Mentre saliamo vediamo in lontananza un camoscio che scappa lontano dopo averci visto. Ma ci sono anche due stambecchi. O meglio, veniamo avvistati dai stambecchi che incuriositi dalla nostra presenza ci vengono vicini a pochissimi metri. E si mettono in posta per farsi fotografare. Senza ritegno.
Stambecco
Stambecco che ci raggiunge
Camosci
Continuiamo la salita ed arriviamo al passo, e vediamo la cresta che dobbiamo percorrere. Ma per nostra sfortuna la pioggia ci ha raggiunti e un po' sorpresi. Riflettiamo un po' poi la guida prende la decisione. Si torna al rifugio. Giusto in tempo per avvistare 2 camosci verso passo del mus.
Ma nel frattempo apriti cielo, l'azzurro torna a regnare sopra le nostre teste. Sono le 9 di mattina e non ci sembra il caso di buttare la giornata tornandocene a casa. La guida ci propone di andare al Giaf. Strabuzzo un po' gli occhi, forse è un po' troppo per noi, ci sono comunque due passi impegnativi da fare. Decidaimo cosi di andare al campuros e da li scendere la a Forni.
L'azzurro dopo la tempesta - verso forcella inferno
E allora via per la forcella inferno, un nome un programma. La salita è ripida e lunga, ma arrivati ai 2150 metri di altezza ci si apre davanti a nostri occhi i bellissimi panorami della val d'inferno e della val bricca. e tutto un tratto la nostra stanchezza si trasforma in appagamento.
Vista dalla forcella inferno
E' tempo di una breve e meritata merenda, mentre uno stambecco viene a farci compagnia. E si riparte per il prossimo passo, passo dove davanti a noi compare il campuros. Una stupenda prateria d'alta quota, che anche quest'anno non riesco a vedere nel massimo delle sue fioriture.
Il campuros
Giusto il tempo di scendere che ricomincia a piovere. Ma questa volta c'è un ricovero con un tetto che ci da riparo mentre smette di piovere.
E' tempo di affrontare la dura discesa per il Lavinal, e il tempo decide di inferire ancora su di noi con ben tre grandinate e anche acqua, acqua che ha pero il vantaggio di cementare un po' i sassi del greto rendendoli meno scivolosi e infimi. Ormai siamo tutti alla frutta, recuperiamo le auto grazie ad un passaggio, beviamo l'ultima cosa assieme e ci salutiamo. Ci rincontreremo sicuramente alle prossime camminate, sperando nel bel tempo stavolta.
Senza dubbio il percorso alternativo è stato molto più tosto dell'originale. Ma ne è veramente valsa la pena. I nostri occhi, le nostre sensazioni ringraziano per la bellezza a cui hanno assistito.



Ringraziamenti
- A Franco Polo per averci guidato in questo fine settimana.
- A tutti i compagni conosciuti in questa bellissima avventura.
- A Daniela per avermi accompagnato in questa bella esperienza.