martedì 26 maggio 2015

Andando a Grisignana attraverso la Parenzana

Quando le ferrovie sono nate hanno contribuito ad avvicinare paesi e località. I treni hanno iniziato a trasportare le persone, i loro pensieri e le loro storie. E anche quando queste ferrovie sono state dismesse i loro tracciati continuano a farci viaggiare attraverso i loro paesaggi e attraverso i racconti delle storie che anno contributo a far nascere.
Pronti alla partenza
Ad oggi ci sono molti tracciati di ferrovie che sono state dismesse e smantellate poiché non più economicamente sostenibili o poiché sono state sostituite da tracciati più lineari, veloci e affidabili. Su questi tracciati si sono realizzati dei sentieri, percorribili a piedi se non addirittura delle piste ciclabili.
Oggi vi accompagnerò per un tratto di quella che una volta era la ferrovia "Parenzana" che collego Trieste a Buje per arrivare fino a Parenzo.
La ferrovia fu costruita nel periodo della denominazione dell'impero Austro-Ungarico, e con i suoi 123 Km fu la ferrovia a scartamento ridotto più lunga dell'impero. Il tracciato scorre tutto sui fianchi delle montagne del carso, questo fa si che il suo tracciato conti ben 604 curve, questo fece si che la velocità media di percorrenza fu di 25Km/h.
Sul percorso
Buje
La ferrovia venne dismessa nel 1935 dopo 33 anni di servizio per essere sostituita da un più pratico e conveniente trasporto su gomma, ma di certo quest'opera lascio un segno in tutta l'Istria.
Il tratto che abbiamo percorso è andato da Buje a Grožnjan (Grisignana), un tratto semplice ma molto suggestivo che scorre sulla tranquillità del Carso Istriano. Nel nostro cammino abbiamo incontrato molte le fioriture  e anche un tranquillo gatto che se ne stava tranquillo a prendere il sole.
Grisignana
Arriviamo cosi a Grisignana, un bellissimo borgo le cui origini si perdono sulla preistoria. Il paese è molto suggestivo e ci regala dei scorci bellissimo. Nei ultimi anni si sta cercando di riportare un po' la popolazione verso questo paese che agli inizi dei anni 2000 fu quasi disabitato. Molte sono le botteghe di artisti che incontrano passeggiando per i suoi viali
Scorcio di Grisignana
Il paese è quasi completamente arroccato su un monte e questo ci permette di ammirare il paesaggio dell'istria.
Paesaggio Istriano
Un'altra curiosità di questo luogo, la maggioranza della popolazione parla la lingua Italiana.
E' tempo di ripercorrere il tracciato della ferrovia verso Buje, dove le nostre auto ci aspettano per riportaci a casa. E anche questa volta la vecchia ferrovia trasporta le emozioni di un paesaggio stupendo e delle storie da raccontare, ma anche molta curiosità di scoprire per intero le meraviglie che può regalare questo tracciato


Un grazie a Natascia per questa bella e particolare escursione e per le spiegazioni sulla storia della ferrovia e di Grsignana.

mercoledì 20 maggio 2015

La valle del del Vajont

Una parte della frana
Da piccolo l'ho sempre vista li, aestosa il tutta la sua altezza e terribile per gli eventi che ha causato. Nei ultimi ho visto quello che ha causato, attraverso i segni le la terra porta ancora e porterà per sempre. Ora è giunto il momento di conoscere meglio la sua storia. Sto parlando della diga del Vajont.
Iniziamo questo percorso dalla frana che ha riempito per buona parte tutto il bacino. Qui ci viene raccontata un po' la storia geologica di questa valle e dei motivi per cui molti geologi la consideravano instabile già ai inizi del 1900.
Ma nonostante tutto si volle procedere a costruire la diga più alta mondo. Tuttora questa è la 5° diga più  alta del modo, dopo oltre 50 anni dalla sua costruzione.
Il paese di Erto visto dalla frana
Proseguiamo attraverso il Bosco vecchio che è una porzione di bosco che la frana ha portato 400 metri più in basso. Dai rami dei alberi che si sono trovati distesi o abbattuti sono come cresciuti dei nuovi alberi. Anche la vegetazione e rimasta quella tipica che si trova 400 metri più in alto.
La diga del Vajont
Lo sfogo del bypass
Arriviamo cosi al coronamento della diga. Dopo la tragedia la diga è rimasta pressoché intatta se tralasciamo la parte dove si trovava la sala di controllo. Sullo sfondo vediamo Longarone che è stata praticamente rasa al suolo dai effetti della frana. In sotto fondo sentiamo il fragore dello scarico del Bypass che permette a quello che riamane del lago di non riempirsi. Ci viene fatto notare che questo bypass fu costruito prima della frana ed in previsione di questa.
Casso
E' il turno di salire verso Casso attraversando il sentiero dei carbonai (TRUOI DAL SCIARBON). Questa denominazione deriva dalle fatto che questo sentiero veniva usato dalle donne per trasportare il carbone vegetale dalla val Zemola vino a Lognarone. Il trasporto veniva fatto a spalla.
L'abitato di Casso è molto raccolto, ormai sono poche per persone che vi ci abitano in pianta stabile. Ma nel suo complesso il paese è in buono stato di conservazione. Questo paese, come tutti i paesi della valle sono stati fatti evacuare il giorno dopo la tragedia. La popolazioni riusci a ritornare ad abitarci ben 7 anni dopo.
Proseguendo per il sentiero ci incamminiamo verso Erto nuova. Da questa panoramica possiamo vedere la reale dimensione della frana da 270 milioni di metri cubi che riempi il bacino e provoco l'onda che distrusse paesi e vite.
La frana del Vajont
Arriviamo cosi a Erto, o meglio a Erto Nuova che si trova subito a ridosso del centro storico di Erto. Tra l'altro è anche il luogo da cui siamo partiti al mattino e dove abbiamo incrociato il famoso Mauro Corona. Ed è anche il tempo di un ristoro presso una suggestiva enoteca di Erto "classica".
Scorcio di Erto Vecchia
Il paese di Erto vecchio è stato a lungo disabitato ma di recente ci sono molte case e diverse strade che sono oggetti di lavori e ristrutturazioni. Il paese è veramente suggestivo e regala molti scorci.
Se solitamente il paesaggio di questa vallata mi impressiona per la follia che l'avidità dell'uomo ha causato sentire la ricostruzione storica dei eventi mi ha lasciato molto con l'amaro in bocca. Ci si augura solo che simili tragedie non succedano mai più, anche se fa parte della natura umana dimenticarsi delle sciagure quando in ballo ci sono profitti.



Un grazie mille a Franco Polo per averci guidato in questa escursione