lunedì 8 dicembre 2014

Duino e il monte Ermada

"Antenor potuit mediis elapsus Achivis
Illyricos penetrare sinus atque intuma tutus
Regna Liburnorum et fontem superare Timavi,
Unde per ora novem vasto cum murmure montis
it mare proruptum et pelago premit arva sonanti.

Antenore, scampato agli Achei, 
potè pure entrare nel golfo illirico, 
spingersi senza pericolo in territorio liburnico sin oltre le sorgenti del Timavo 
che simile a un mare impetuoso erompe dalla montagna per nove bocche 
con alto frastuono, e inonda i campi di un acqua risonante."

Le bocche del Timavo
L'interno della chiesta di
S.Giovanni in Tuba
Cosi Virgilio descrisse le sorgenti del Timavo nella Eneide, ed è da questi luoghi in cui natura, storia e mitologia si incontrano che siamo partiti per una passeggiata sul carso parlando di natura con Franco Polo e di storia con Roberto Jurrissevich.
Il punto di partenza è la chiesta di S.Giovanni in Tuba un luogo denso di storia che si perde fin dai tempi dei romani. Infatti vi sono ritrovamenti di un tempio dedicato alla Speranza Augusta. Nell'antichità questi luoghi erano noti ai romani anche per le sorgenti termali.
Piccolo scorcio
Il fragore delle bocche del Timavo è impressionante. Vedere è sentire le acque che sgorgano dalla roccia dopo il loro lungo percorso sotto il carso ci fa molto riflettere su quale sia la forza della natura, che scava le rocce del carso per poi sfocare nell'Adriatico.
Iniziamo la risalita del carso accompagnati da un caldissimo sole di fine novembre. E pian piano vediamo il panorama sotto di noi. Panorama insolito a dir la verità. Abituato alle verdi vallate e al limite a qualche paesino vedere la zona industriale di Monfalcone con l'ultima grande nave in costruzione mi lascia un po' l'amaro in bocca. Ma tutto questo è inevitabile. La nostra vita di tutti i giorni, le nostre comodità giornaliere e non richiedono questi sacrifici del territorio. Questa parte di montagna è è esposta al sole battente e lo si vede dalla vegetazione, credo che d'estate questo tragitto lo si possa fare o all'alba o al tramonto.
Un reperto del tempio al dio Mithra
Il caldo rosso dell'autunno
Torniamo a parlare di Romani quanto ci addentriamo su una grotta dove vi sono dei reperti dedicati al dio Mithra.
L'autunno inoltrato ci dona ancora dei colori magnifici, colori che scaldano ancora di più questa calda giornata.
Attraversando un bosco e girando attorno alla grande Dolina arriviamo sul monte Ermada. E qui torniamo a parlare di storia, ma di storia più recente. Parliamo della prima guerra mondiale. Il monte è pieno di trincee e bunker collegati fra di loro da grotte e gallerie, dove i soldati Austtro-ungarici difesero Trieste.
Uno dei bunker
Qui ci accorgiamo di essere seguiti da un taciturno Beagle. E con sorpresa scopriamo che non è ne delle persone che ci seguono e ne di quelle che ci precedono. Per il momento sarà la nostra mascotte.
La grotta
Ci addentriamo anche su una grotta dove all'interno una volta c'erano le baracche in legno dei soldati e i vari cunicoli che facevano da deposito o altro.
Il sole inizia ad abbassarsi, preparandosi a regalarci un rosso tramonto. E quale luogo migliore per gustarci questo tramonto se non il famoso sentiero Rilke da cui possiamo ammirare il castello di Duino.
Il tramonto dal Rilke
La temperatura si abbassa rapidamente e con un po di tristezza dobbiamo affidare la nostra mascotte ai volontari del ENPA. Abbiamo la certezza che il cane ha il microchip di identificazione e che sarà riconsegnato il giorno dopo ai proprietari. Poi finiremo la serata in osmiza tra lubjanske e nozioni di storia.

Un grazie a Franco polo e a tutte le persone che hanno partecipato a questa escursione

domenica 2 novembre 2014

I colori dell'autunno del lago di Sauris

Come ogni anno è arrivato l'autunno a regalarci i sui caldi colori prima che la morbida e fresca neve ricopra tutte le montagne e la sua vegetazione. L'autunno è la stagione dove le foglie ingialliscono e cadono trasportate dal vento e dalle acque. L'autunno è il periodo in cui le malghe e gli alpeggi chiudono è il bestiame ritorna sulle stalle di paese. L'autunno è il periodo in cui molti animali iniziano il letargo per poi risvegliarsi in primavera.
Panorama a sella Rioda
Nuvole verso la val pesarina
L'autunno è anche il periodo delle piogge, non che quest'anno siano mancate, e delle nebbie. Ed è proprio per la nebbia che dallo scorso autunno avevo un conto in sospeso con Sauris e i suoi paesaggi. E quindi come non partecipare alla ormai consueta camminata sui suoi pascoli. Quest'anno la nostra guida ho optato per un itinerario un po' più semplice partendo direttamente da sella Rioda sopra Sauris di Sopra. La giornata non è perfetta come meteorologicamente parlando, ma abbiamo tutti la speranza che queste nuvolette se ne stiano alte in cielo e non si abbassino, nascondendoci nuovamente il lago è il panorama come lo scorso anno.
La valle di Sauris dal monte Palone
Facciamo una prima tappa sul monte Palone da dove possiamo ammirare tutto il passo che è balzato ai onori della cronaca sportiva per il passaggio del giro l'italia nella tappa che ha visto il suo arrivo in cima Zoncolan. Le nuvole ci accompagnano sempre di più spesso, ma ci regano anche molti sprazzi di un intenso blu è molti raggi di caldo sole.
Vista la buona tabella di marcia allunghiamo il nostro tragitto verso malga rioda. Orami siamo sui sentieri che ho già ripercorso lo scorso anno, ma quest'anno non è il muro di nebbia che cela il paesaggio e riusciamo ad ammirare i paesaggi che l'anno scorso le nuvole ci hanno negato.
Riflessi in malga Rioda
In malga Rioda ci fermiamo per il pranzo. C'è ancora qualche mucca sperduta al pascolo ma la gran parte è già rientrata nelle stalle di paese e anche le malghe che si vedono in lontananza sono ormai chiuse. Riprendiamo il sentiero, o meglio la larga mulattiera di servizio per andare verso la nostra meta, la forcella Festons e la salita al monte Morgenleit. 
Verso forcella Festons
La salita a l Morgneleit (pendio esposto al sole del mattino) è ripidina, ma il sentiero a zigzag è molto comodo da percorrere, e in poco tempo siamo in cima.
La piana delle Malge
Sauris di Sopra dal Morgenleit
Purtroppo mentre noi salivamo in vetta le nuvole si sono abbassate al punto di negarci la vista del lago e di tutta la valle sottostante, e anche la temperatura inizia ad essere un po' umidiccia. Tempo di fare un po di foto di gruppo e poi è tempo di scendere.
Il gruppo che è salito fino in vetta
Nuvole che beffarde si rialzano durante la discesa verso Sauris regalandoci un ultimo suggestivo scorcio della valle.
La valle di Sauris
Prendiamo queste nuvole con filosofia, ho un altro discorso il sospeso con Sauris e toccherà tornarci per vedere i suoi paesaggi e degustare le sue delizie, delizie che quest'anno non sono durate il tempo di una foto!

Ringraziamenti 
- Grazie a Franco Polo per l'organizzazione 
- Un grazie a Federica per la compagnia in auto da Osoppo a Sauris

sabato 1 novembre 2014

Le zucche di Chiopris

E anche quest'anno sono tornato a fare una visitina a Chiopris per la "Vilie dai Sants" una festa che prende spunto dalla tradizione di illuminare i sentieri e gli ingressi delle case nella notte della vigilia dei santi affinché gli spiriti dei morti possano tornare per una notte nelle proprie case. In alcune zone era tradizione usare zucche intagliate per fare queste lanterne.
Anche quest'anno per la festa si il paese si è riempito di persone curiose di vedere l'esposizione di zucche intagliate che, come ogni edizione, hanno lasciato molte persone sbalordite da questi lavori di intaglio e anche per alcune rappresentazioni molto divertenti. Eccovi una breve carrellata.


Una zucca da master chef
Una grande zucca per un grande Leonardo da Vinci



Biancaneve e le 7 zucche


mercoledì 8 ottobre 2014

La traversata delle Bregoline

Wilderness, è un termine che può essere tradotto con "terra selvaggia", dove la natura cerca di fare il suo corso. Un luogo dove il l'uomo non poggia quasi più il suo tocco se non con molta discrezione. Queste foto che ho scattato sono il frutto di un fine settimana trascorso nel cuore del parco delle Dolomiti Friulane in una traversata che dalla val settimana ci ha portato alla val Cimoliana. 
Scorcio della val Settimana
I colori dell'autunno si preparano
Dopo tanta pioggia e nuvole il meteo ha deciso di regalarci un fine settimana di sole con un cielo così terso come poco si è visto nella estate appena trascorsa. Ed è con questo cielo che ci inoltriamo dal cuore della val settimana dentro il suo boso. Un bosco i cui colori stanno già virando dal verde intenso ai vari rossi e gialli che caratterizzano l'autunno e che colorano la luce con un alone quasi soffice e morbido, l'ideale per accompagnare alcuni animali verso il loro letargo. 
La prima parte del percorso è scandita dal rumore delle acque dei torrenti che scorrono tra le rocce e si lasciano cadere dalle cascate.
Cascatella di un torrente
Verso casera D'Aniei
Qui le traccie dell'uomo si limitano a qualche vecchia casera ricostruita dove un tempo i pastori portavano gli animali ai pascoli estivi, come la casera D'Aniei, ora adibita a ricovero di emergenza per gli escursionisti che preferiscono sfidare le formiche al posto della pioggia.
Proseguiamo il nostro itinerario, tra un po' si inizia a fare sul serio ci aspetta il dislivello più impegnativo della giornata. Ma per fortuna è quasi tutto al coperto da uno splendido bosco tra i cui rami ogni tanto possiamo  ammirare il Postegae e la sua imponenza.
Arriviamo cosi sulla forcella e davanti a noi si apre una valle quasi pura. Un curioso sasso a forma di camaleonte sembra volerci salutare e indicare il sentiero verso la Bergolina piccola, che sarà la nostra casa per questa sera.
Il sasso a forma di camaleonte
Mentre ci risposiamo facciamo la conoscenza con dei simpatici insetti...o forse li stiamo un po distrubando?
Insetti
Dopo una breve discesa arriviamo alla Bregolina piccola dove bivaccheremo per la notte. La casera è di recente costruzione ed è ben fornita di legna stoviglie e pentolame. Acqua corrente non manca di certo e delle batterie attaccate a un pannello fotovoltaico sono sufficienti per un paio di lampadine. Dopo aver domato la legna umida il caminetto è la stufa ci regalano un piacevole tepore e il fuoco necessario per la cucinarci la cena.
Tutti a tavola
Dopo la cena iniziano dei spettacoli unici che solo la natura più pura ci può ancora regalare. Dopo una giornata di sole anche il cielo della notte non poteva che essere stellato e complice l'assenza totale di inquinamento luminoso ci regala lo spettacolo della via lattea accompagnata dai bramiti dei amori dei cervi.
La luce lascia il posto alle stelle
La Bregolina piccola e stelle
Foto di gruppo
Ne approfitto per fare diverse foto e mi diverto parecchio a fare giochi di luce con la lampada frontale. Ok diciamola tutta...erano 2 anni che aspettavo una notte cosi in montagna e dovevo sfogarmi!
La notte non è stata di certo facile. Dormire con la stuola sul tavolato non è stato il massimo e anche l'umidità si è fatta un po sentire. I tappi per le orecchie però hanno attutito i bramiti dei cervi e i bramiti di qualcun'altro. Ma nulla di non atteso.
Il sole sorge tra le vette
Se la sera è stata magica anche l'alba è stata spettacolare. Vedere il sole che pian piano illuminava le vette è una emozione unica. E' tempo di preparare la colazione chiudere gli zaini e rimettere in ordine e pulire la casera. Poi si parte in direzione della bregolina grande.
Nei pressi del torrente 
Marmotte
Attraverso il bosco arriviamo cosi in bregolna grande, casera gemella di quella in cui abbiamo passato la notte. Ne approfittiamo per il pranzo e un po' di relax. Da qui iniziamo ad incontrare altre persone sui sentieri. Ma non solo da una tana nel terreno sbucano un gruppo di marmotte che si riscaldano al ultimo sole prima del letargo.
Riprendiamo il cammino e arriviamo cosi alla forcella savalon dove, pochi gioni prima Mauro Corona e altri appassionati ha sistemato la croce in legno che la sovrasta. Inutile dire che il paesaggio è unico e lascia una sensazione di pace e tranquillità, non resta che apprezzarla in silenzio.
La croce della forcella savalon
Da questa forcella e da quella successiva possiamo ammirare tutta la val cimoliana e sullo sfondo l'immancabile campanile di val montanaia che per una volta decide di non fare il timido dietro le nuvole.
La val Cimoliana e il campanile di Val Montanaia
Scendiamo cosi verso il rifugio Pordenone meta immancabile in questa zona, dove le torte della Marica ci aspettano.
Questo fine settimana non è stata di certo una passeggiata, ma i paesaggi e le emozioni del cielo stellato hanno ampiamente ripagato di questa fatica.



Ringraziamenti
- Un grazie a Franco Polo per aver organizzato questo fine settimana
- Grazie a tutti i partecipanti per questa esperienza


martedì 19 agosto 2014

La pace del Campuros

E' inutile negarlo, ci sono luoghi che emanano una sensazione di pace e tranquillità al solo pensiero di visitarli. E nonostante sia ormai diventata una meta abitudinaria nei miei ultimi anni non smetterò mai di farvi visita. Sto parlando ovviamente del Campuros, una prateria d'alta quota che si trova poco sopra il 1900 metri sul parco naturale delle Dolomiti Friulane.
La valle del Cellina
Costeggiando il cellina
A questo luogo è possibile accedervi sia dal Forni di Sopra risalendo il Lavinal, ma non è proprio una bella passeggiata, o dalla val cellina.
Con la compagnia di 2 buoni amici abbiamo deciso di risalire al campuros dalla val cellina. Lasciano l'auto nelle vicinanze del rifugio Pordenone.
La prima parte del sentiero è quasi tutta pianeggiante o comunque con poca pendenza. Questo fino a casera dei Pecoli, poi inizia la salita che porta in casera val Binon.
Il sentiero diventa ripido ma è spezzato in tre tronconi che permettono di recuperare un po' il fiato. Un piccolo obolo di fatica da pagare per raggiunge la nostra meta.
Arrivando a casera dei pecoli
Per fortuna il sentiero corre in gran parte coperto da una fresca vegetazione. L'ideale in nelle giornate di caldo. 
Durante la salita si può intravedere il "Truoi dai sclops" o Sentiero delle genziane, un percorso quasi ad anello che Forni di Sopra passa dal rifugio Giaf al Pacherini per poi tornare a Forni, che in parte ho percorso 3 anni fa quando ho riscoperto la bellezza di passeggiare nei monti.
Casera Val Bionon e il sentiero delle Genziane
Ancora traccie di neve
Ci fermiamo un attimo in casera per salutare il gestore, speravamo di essere accolti da Oz, un splendido pastore maremmano, e dalla sua asina. Ma quest'anno questi due simpatici animali sono accuditi in un altro rifugio.
Proseguiamo verso la nostra meta che ormai è vicina. Le copiose nevicate di quest'inverno hanno lasciato ancora il loro segno, e troviamo ancora l'ultima neve che ancora resiste all'estate, Chissà se le nuova neve vi si poserà sopra.
Arriviamo cosi al Campuros, che ci saluta con il suo prato ricoperto di bottondoro e campanule.
Le sorgenti del campros
Bottondoro
Lasciamo che i nostri pensieri scivolino via verso valle e senza accorgercene  rimaniamo tutti è tre in silenzio come per contemplare questo luogo in cui la realtà di tutti i giorni non riesce ad entrare e noi ritroviamo un po' di pace interiore che forse la frenesia dei nostri tempi ci ha tolto.
La prateria del Campuros
Si potrebbe arrivare fino in forcella di Val Bricca per ammirare la fantulina, ma per oggi basta cosi. E' tempo di ridiscendere verso la valle e verso la casa. Ma non possiamo lasciare questa valle senza le torte della Marika e quindi tappa d'obbligo al rifugio Pordenone per una sosta. 
Torta e radler a chiusura della giornata
Prima di lasciare la valle mi faccio una promessa: ritornare al Campuros nel suo periodo di massima fioritura!

Un grandissimo grazie a Federica e Gino per avermi invitato a questa camminata e per la loro splendida compagnia.


venerdì 25 luglio 2014

Le vie di Topolò

Ci sono luoghi che si scoprono lentamente, piano piano, sorpresa dopo sorpresa. Luoghi di cui si ignora l'esistenza fin quando non se li sente nominare, quasi come per sentito dire. Ed è così che sono venuto a conoscenza di Topolò, un piccolo paese che si torva tra i luoghi più sperduti delle valli del Natisone, dove le strade finiscono e iniziano solo i sentieri.
Topolò è sempre più conosciuto grazie ad una manifestazione culturale che da un ventennio è ospitata sulle sue strade, sulle sue piazze e tra i sui vicoli con incontri, proiezioni installazioni musica molto altro, con presenze da tutta europa. Parliamo di Stazione di Topolò o  Postaja Topolove per usare l'acronimo Sloveno per la vicinanza con il confine.
Topolò colpisce subito, il suo panorama è una cartolina perfetta, con questa immagine di paese arroccato sul fianco della montagna, con le sue case vicine e le strette strade, la cordialità delle persone che ci vivono che ormai sono poche decine.
Ma Topolò mi ha sempre lasciato una splendida impressione che non è quella del paese abbandonato a se stesso e diroccato, quando ho sistemato le foto mi sono accorto dell'impressionate ordine e pulizia che hanno i suoi vicoli e le sue case. Un ordine che aumenta l'armonia di questo luogo.
Per quanto riguarda la manifestazione quest'anno ho visto la proiezione di "The special need" alla presenza dei due attori principali. Un film veramente divertente e toccante, che ci lascia sia con l'amaro in bocca ma anche con la speranza di un mondo migliore per tutti. Un film che si è gustato ancora meglio nella semplicità di un luogo unico che sa di passato.