giovedì 25 luglio 2013

I gigli e gli ammoniti di Cava Buscada


La val zemola e la sua strada
E rieccoci nuovamente a Erto, ma questa volta non parlerò della val Vajont ma bensì della val Zemola e della sua cava, la cava Buscada. E questa volta abbiamo fatto anche un po' i pigri, ma ogni tanto ci vuole anche qualcosa di semplice. 
L'originale pavimento di casera mela
Dopo il ritrovo a Erto abbiamo raggiunto in auto la casera Mela e da li tramite un fuoristrada abbiamo raggiunto la galleria prima della cava. Qui a inizio la nostra camminata che ci ha portato nel bel mezzo di un tripudio di fioriture. Oltrepassiamo la fresca galleria e arriviamo in vista della vecchia cava e del rifugio che è stato ricavato dal caseggiato originale che ospitava i lavoratori della cava.
La galleria per la cava
Iniziamo a scoprire le fioriture più belle di questo luogo, e sopratutto rimaniamo sorpresi dalla quantità di farfalle al lavoro per impollinare le piante. Tra rododentri, campanule, margheritone senza dubbio i fiori più belli incontrati sono stati senza dubbio i gigli, le genzienelle e le orchidee. Per passare attraverso uno dei fiori più affascinanti delle alpi. La stella alpina.
Arriviamo cosi in cava. Le pulegge della teleferica sono ancora posizionate, anche se logorate dal tempo. Questa cava è stata utilizzata per estrarre blocchi di marmo dalla fine dei anni 50' fino ai anni '80.
Giglio
Stella alpina
Genzianella
Tra le rocce di questa cava si trovano diversi ammoniti Ad evidenziare il fatto che nelle ere geologiche primordiali questo terreno era sotto il livello del mare, e che lo spostamento delle placche lo ha poi innalzato fino a formare le Alpi. 
Proseguiamo la salita fino alla vetta e ammirare un paesaggio unico circondato da un silenzio irreale interrotto solo dai gridi di allarme delle marmotte.
Dopo i vari spuntini decidiamo di scendere a casera Mela con le nostre gambe, anche se il tempo sembra non promettere bene, ma alla fine ci è andata bene.
A casera mela approfittiamo della giornata del miele per assaggiare un crepes con il miele prodotto dalla arnie che si trovano vicino al rifugio. Il miele è squisito e fa risaltare il tripudio di fiori che circonda questi luoghi.
Ammonite
Paesaggio da cima buscada
Ringraziamenti
Un grazie a Franco Polo per l'escursione e a Daniela per la compagnia
Link

domenica 21 luglio 2013

Risalendo il monte Toc

Il paese di Casso
Molto spesso nel corso della nostra vita attraversiamo luoghi che raccontano storie di vita e di morte che noi ignoriamo. Altri luoghi di cui ne conosciamo la storia, felice e triste che sia, li ignoriamo, e ci giriamo attorno. Si può dire che questo è stato il mio comportamento con la valle del Vajont, una valle che ha una storia recente triste, una valle in cui ci ho spesso girato attorno. Passandoci davanti in auto, o camminando nelle valli affianco e nonostante i racconti di Mauro Corona non ho mai cercato una vera occasione per entrare in questa valle. 
Fino a poco tempo fa, quando ho deciso di fare una camminata sopra il monte Toc. Si quel monte Toc, quello dove una frana 50 anni fa provoco l'onda che rase al suolo diversi paesi e si portò via con se la vita di quasi 2000 persone. Su questo evento è già stato detto di tutto e di più e a parte descrivere le traccia visibile che ha lasciato non dirò altro.
La frana sulla pendice del monte Toc
Sono arrivato alla valle da Cimolais, la valla si presente non molto larga ma profonda, con i paesi di Erto e Casso sul lato nord. Mentre sul lato sud si vedono le pendici con i boschi e il la nuda roccia che è stata riportata in luce dalla frana del 1963. E' una ferita notevole sulla montagna e desta una forte impressione e un contrasto di sentimenti.
Sentiero nella faggeta
Percorriamo il primo pezzo sopra la frana e già si ammirano le prime fioriture che ci accompagneranno per tutta questa camminata e sopratutto le varie farfalle,api e insetti che li impollinano.
Camminiando sulla frana
Il percorso è tranquillo fino alla faggeta, poi da li inizia la salita che da 800 metri ci porta ai 1920 metri della cima del Toc. Camminando in questo bosco si ha la impressione di essere in autunno, mentre siamo a luglio, tutto il sentiero è sommerso dalle foglie cadute nel precedente autunno che non hanno avuto tempo di decomporsi. Invece complice l'umidità e il lago siamo assaliti dalle zanzare. La salita inizia a farsi ripida e sui vari scorci vediamo il paese di Longarone sotto nella valle del Piave e ogni tanto il paese di Casso, o in lontananza Erto con sotto il lago del Vajont.
Il lago del Vajont e il paese di Erto
Arriviamo cosi a corda Vasei dove troviamo dei bellissimi esemplari di raperonzoli di roccia e delle meravigliose orchidee. Sostiamo un attimo per una pausa ammirando il paesaggio della vallata.
Raperonzolo di Roccia
Casera Vasei
Riprendiamo il nostro percorso ed arriviamo a casera Vasei, o meglio al capanno Vasei. in quanto ormai può offrire solo un lieve riparo dai temporali. Da qui riprendiamo il percorso verso il monte Toc. La salita è sempre decisa ma davanti a noi si aprono le vette e la nostra meta. Il sentiero non è molto ben marcato e ci troviamo spesso ad dover attraversare cespugli di pini Mughi o di rododendri.
La cima del monte ci regala una vista che ci ripaga di tutta la fatica che abbiamo speso per arrivarci. I paesi si vedono distanti e rumori della valle sono rimasti definitivamente lontani dalle nostre orecchie. Rimaniamo ad ascoltare la pace di questo luogo e ammiriamo ancore le fioriture di questa parte della montagna, tra rododendri e qualche genzianella e ammiriamo le spoglie vette adiacenti.
Genzianella
Riprendiamo il percorso in discesa, e ogni tanto rimaniamo sorpresi del sentiero che abbiamo percorso in salita. Ci rifermiamo a corda Vasei per vedere il panorama e ammiriamo ancora di più Casso illuminata da un sole molto caldo e con le sue ombre che iniziano ad allungarsi. Ritorniamo sulla frana e dietro di noi ricompare la ferita sulla montagna a rimarcare le ferite che l'uomo a provocato a questa valle e a se stesso. E' senza dubbio stata una grandissima faticaccia, 1100 metri di dislivello sono impegnativi, ma ne è falsa la pena per conoscere una montagna che fino alla mattina associavo solo alla tragedia. 
Mi riprometto di tornare a fare altre visite a questa valle, incuriosito più che mai dal scattare una serie di foto a Erto vecchia, si è di passaggio sulla strada per tornare a casa, ma le mie gambe per oggi hanno già dato molto.

giovedì 18 luglio 2013

Passeggiando in val Visdende

Il parcheggio della valle
Ed eccoci a scrivere di un piccolo angolo di paradiso che si trova nei monti vicino a Sappada. Parliamo della Val Visdende, una splendida valle quasi fuori dal mondo. Per arrivarci si percorre la strada che da Sappada porta a S.Stefano. Ad un certo punto si devia verso la valle. L'accesso alla valle è limitato alle auto e per entrare si paga un pedaggio, il quale ci consente di  parcheggiare vicino al sentiero.
Percorriamo la mulattiera fino alla prima malga che è abbandonata. Le fioriture che incontriamo sono di eccezionale bellezza. 

Orchidea

Nonostante sia abbandonata sulla malga troviamo una mucca con dei vitelloni. La nostra mascotte però non sembra apprezzare questi animali. Risultato la mamma mucca ci ha seguiti per un paio di kilometri, che ci abbia voluto tenere sott'occhio?